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Shiatsu e Massaggio Tradizionale Thailandese

Shiatsu e Massaggio Tradizionale Thailandese

Ho avuto la fortuna di imparare il Massaggio Tradizionale Thailandese “Nuad Bo-Rarn” abbeverandomi direttamente alla fonte, studiando in Thailandia presso la scuola ITM di Chiang Mai (Thailandia del nord). Qui Chongkol Setthakorn, il direttore didattico dell’ITM, ha messo a punto un ottimo percorso didattico per l’apprendimento del Massaggio Thai dedicato esclusivamente agli studenti stranieri. Ho frequentato questa scuola per un totale di 200 ore circa, studiando anche riflessologia plantare Thai e conseguendo il diploma di V livello (teacher).

Che dire a proposito delle tecniche corporee a cui sono stato iniziato? Innanzitutto l’etichetta “massaggio” è a mio avviso fuorviante, come lo è allo stesso modo se applicata allo Shiatsu. In realtà il Massaggio Thailandese che ho appreso cioè lo stile del nord, consiste in massima parte di stretching e pressioni e quindi potrebbe essere a prima vista confuso con lo Shiatsu (Ryu Zo) che pratico e che è parente stretto con lo Zen Shiatsu di Masunaga.

Spesso mi sono chiesto se il Massaggio Thai in realtà non fosse altro che una versione dello Shiatsu sviluppata in Thailandia, oppure se lo Shiatsu avesse inglobato le antiche tecniche Thai. La seconda ipotesi mi sembra la più probabile dal momento che lo Shiatsu è di gran lunga più recente. Comunque sia, ci sono tantissimi punti in comune tra i due tipi di trattamento:

  • le posizioni un cui viene trattato Uke: supina, prona, sul fianco e seduta.
  • il trattamento di particolari agopunti o trigger points per alleviare dolori e bilanciare l’energia del corpo
  • l’utilizzo di dita, gomiti, ginocchia, piedi per effettuare pressioni
  • alcuni stretching che sono identici nelle due arti
  • il trattamento dell’addome è molto simile a quello presente nello Shiatsu Namikoshi.
  • la teoria energetica del corpo umano. Il Massaggio Thai però fa riferimento alle linee Sen e non ai meridiani della Medicina Tradizionale Cinese (MTC). Le linee Sen sono di derivazione indiana (Ayurvedica) e non cinese. Contrariamente alla teoria dei meridiani, i Thai credono che l’energia circoli nelle linee sen in entrambe le direzioni, dunque che “abbia un biglietto di andata e ritorno” come dice Chongkol. Ciononostante gli insegnanti dell’ITM fanno riferimento ad entrambi i paradigmi quando spiegano le linee sen.

Vediamo ora di analizzare le principali differenze tra i due approcci:

  • Il ritmo di lavoro è diverso. Nel massaggio Thai non ci si ferma a lungo sui punti, piuttosto si lavora con quella continuità ipnotica che si ritrova ad esempio nello Shiatsu Namikoshi.
  • Si utilizzano sempre sequenze predefinite, simili ai kata dello Shiatsu.
  • Gli stretching prevalgono sulle digitopressioni
  • Le linee sen sono trattate sempre in entrambe le direzioni
  • Le tecniche spesso coinvolgono più linee sen/meridiani contemporaneamente
  • Non c’è sempre la ricerca della pressione perpendicolare e costante come nello Shiatsu, A volte le pressioni seguono un percorso a spirale come se Tori disegnasse dei ricci con i pollici.
  • Si usano blocchi sulle arterie (femorali e omerali) poco impiegati nello Shiatsu.
  • In una sessione di massaggio Thai tutte le articolazioni del corpo di Uke vengono trattate e “sboccate”.
  • I piedi e le mani di Uke vengono trattati in maniera sistematica e molto più in profondità, facendo riferimento anche alle mappe della riflessologia.
  • I trattamenti sono molto più lunghi e molto più stancanti per Tori.
  • Non c’è un approccio diagnostico come nello Shiatsu, (almeno per quello che ho visto) ma sintomatico

Non è da escludere che in Thailandia agli occidentali venga insegnata solo una parte dell’arte, quella più elementare e facile da apprendere. Mi è sembrato piuttosto strano che il programma non contemplasse nessun elemento di diagnosi orientale come ad esempio la lettura dei segni del viso, l’auscultazione del polso, e la palpazione dell’addome.

Quando si passa dalla fase di studio al mondo reale si comprende come sia difficile in occidente praticare integralmente le sequenze di massaggio thailandese. Ci sono alcuni fattori che rendono quasi impossibile seguire alla lettera gli insegnamenti dell’ITM:

  • nel nostro contesto culturale abbiamo poco tempo a disposizione e trattamenti che superino un’ora di durata sono difficilmente proponibili.
  • Gli occidentali sono più corpulenti e meno flessibili degli orientali, per ragioni collegate alla genetica, al clima e all’alimentazione, quindi alcune tecniche del massaggio thai non possono essere eseguite.
  • A causa di alcune patologie della colonna vertebrale molto diffuse come l’ernia al disco, siano esse manifeste o latenti, è sconsigliabile forzare gli stretching e le torsioni del rachide specialmente sugli anziani.
  • Tutti i trattamenti vanno “modulati” ed adattati alle condizioni di Uke

Ciononostante ho trovato molto facile integrare alcuni stretching del massaggio Thai su uno scheletro di trattamento ed una strategia globale basata sullo Shiatsu Ryu Zo. Chiaramente questo avviene alla luce della loro utilità: le tecniche del massaggio Thai non servono dunque ad intrattenere Uke o ad esibire l’abilità di Tori, ma devono piuttosto essere funzionali al mio Shiatsu, devono permettermi di stirare al meglio i meridiani una volta trattati secondo il responso della diagnosi.

Ritengo che le due arti per la salute siano complementari e dove finisce l’una comincia l’altra. Sta all’abilità dell’operatore scegliere la migliore strategia in funzione delle esigenze di Uke e delle sue caratteristiche: la sua età, la sua scioltezza articolare, le sue aspettative, la sua condizione psicofisica. In particolare ho trovato fruttuoso l’impiego del Massaggio Thailandese per situazioni in cui vi è ristagno, specialmente negli arti inferiori, e per alleviare o risolvere coxalgie, lombalgie, gambe stanche e sciatalgie.

Il principio guida di questa integrazione rimane a mio avviso la Medicina Tradizionale Cinese. Seguendo le indicazioni che emergono dall’analisi posturale, dalla palpazione dell’addome e da altri indicatori, si possono vedere le tecniche del Massaggio Thai sotto un’altra luce. Tale approccio permette di risparmiare tempo e fare meno fatica, mantenendo comunque un estrema efficacia nel trattamento.

Fabio Ronci

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4 risposte

  1. Barbara ha detto:

    Ciao, mi chiamo Barbara e il vostro articolo è molto interessante.

    Secondo me è essenziale fare apprendere alle persone il “potere” dei massaggi shiatsu soprattutto dal punto di vista mentale e spirituale. Lo shiatsu mi è molto vicino in quanto anche io lo partico nella mia Anacleto sala shiatsu. Fortunatamente vedo sempre un aumento di interesse verso questa arte. Molte persone che vengono da me poi tornano perche hanno apprezzato il massaggio shiatsu. Vi faccio ancora i complimenti per l’articolo, continuate così. 🙂

  2. Fabio ha detto:

    Ciao Barbara,

    ti ringrazio, m ifa piacere che tu apprezzi il mio sito.

    Un saluto e buon Shiatsu!!!!

    Fabio

  3. Andrea ha detto:

    Ciao Fabio,
    complimenti per il sito, ho trovato tante informazioni veramente interessanti!
    Leggendo le varie sezioni, e riflettendo sulla parte di stretching collegata specialmente al massaggio thai, mi è venuta in mente una domanda da porre.
    Cosa ne pensi delle sedie/poltrone che fanno massaggi thai/shiatsu?
    Prima di leggere il tuo sito gli davo un po di credito, ma pensando a stretching, posizioni (destra, sinistra, ecc), sblocco delle articolazioni e via dicendo, mi viene da pensare che siano completamente inutili!

    • Fabio ha detto:

      Ciao Andrea,

      ti ringrazio per i complimenti. Le sedie/poltrone shiatsu, a dispetto del nome, non hanno nulla a che fare con lo Shi-atsu che in giapponese significa “premere con le dita”. Possono essere utili solo ai fini del rilassamento. Per un vero trattamento Shiatsu (ma anche Thai) serve ovviamente un operatore esperto.

      Un saluto,

      Fabio

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