Nel mio lavoro c’è sempre una parte di ascolto e di ricerca. Non mi interessa soltanto applicare tecniche, ma osservare cosa succede quando diversi modi di lavorare sul corpo si incontrano. A volte il cambiamento non nasce da una singola tecnica, ma da una sequenza, da un ordine preciso, da un modo in cui il corpo viene accompagnato.
Nel tempo, una delle combinazioni che si è dimostrata più coerente e profonda è questa: iniziare con lo Shiatsu lungo la schiena e gli arti inferiori, in posizione prona, e poi proseguire con un lavoro più sottile e preciso sulle tensioni del corpo, ispirato alle tecniche fasciali di Bowen e NST, fino ad arrivare alla mandibola. È un percorso che attraversa il corpo dall’interno, come una linea continua.
Quando scelgo questo tipo di trattamento
Non utilizzo questo approccio in modo standard. Lo scelgo quando sento che il corpo della persona esprime il proprio disagio soprattutto attraverso la parte posteriore: la schiena che si irrigidisce, il bacino che perde libertà, le gambe che sembrano sempre “tirate”, le spalle chiuse e la mandibola che tende a contrarsi.
È come se tutto fosse collegato da una stessa linea di tensione che va dalla testa, lungo la schiena, fino ai piedi. In questi casi il corpo non sta solo reagendo a un punto doloroso isolato, ma sta cercando di mantenere un equilibrio globale costruito nel tempo.
Quando invece emergono segnali più profondi o legati agli organi interni, il lavoro cambia completamente direzione. Ogni persona porta una storia diversa, e il corpo la racconta sempre a modo suo.
Perché si inizia dallo Shiatsu
Il primo contatto è sempre sulla schiena. Lo Shiatsu, in questa fase, è molto più di una tecnica: è un modo per entrare in relazione con il corpo.
Attraverso la pressione lungo la colonna vertebrale, qualcosa lentamente si modifica. Il respiro si approfondisce, la tensione difensiva si attenua, il corpo inizia a lasciare andare una parte del suo controllo.
È spesso un passaggio sottile, ma molto evidente: la persona passa da uno stato di resistenza a uno stato di maggiore fiducia. E quando questo accade, il corpo diventa più disponibile. Non è più in “difesa”, ma in ascolto. Ed è proprio questo che rende possibile il passaggio successivo.
Il lavoro più profondo e leggero delle tecniche fasciali
Dopo lo Shiatsu, il lavoro continua in un modo completamente diverso. Qui il tocco diventa leggero, quasi silenzioso. Sono stimoli molto precisi, dati in punti specifici del corpo, che non cercano mai di forzare una risposta, ma di invitarla.
A volte la sensazione è quasi quella che “non stia succedendo nulla”. Ma in realtà il corpo sta lavorando in profondità, riorganizzando tensioni e adattamenti. Tra un gesto e l’altro ci sono pause.
E queste pause sono fondamentali: non sono attese, ma parte attiva del processo. È proprio in quei momenti che il corpo integra, rielabora e spesso lascia andare ciò che non serve più.
Il percorso attraverso il corpo
Il trattamento segue un ordine naturale, che si costruisce dal centro verso l’esterno e poi verso l’alto. Si parte dalla zona centrale del corpo, tra schiena e bacino, che rappresenta il punto di equilibrio principale. Da qui si passa alle gambe, dove spesso si accumulano tensioni profonde e antiche, come se il corpo “tenesse” qualcosa verso il basso senza esserne consapevole.
Poi si torna al bacino, che non è solo una zona di passaggio, ma un vero centro di coordinazione del corpo. Quando questa area si libera, spesso tutto il resto cambia. Successivamente si sale verso le spalle, dove si concentrano le tensioni legate alla vita quotidiana, allo stress e alla respirazione. Infine si arriva alla mandibola.
Una zona che spesso sorprende le persone, ma che ha un ruolo molto importante: è uno dei punti in cui il corpo trattiene più facilmente tensioni invisibili, legate al controllo, alla fatica, alla necessità di “tenere”. Chiudere il trattamento qui significa completare un percorso che coinvolge tutto il corpo, dall’interno verso l’esterno, dal basso verso l’alto.
Quando due approcci si incontrano davvero
In questo lavoro non si tratta semplicemente di mettere insieme due tecniche. Succede qualcosa di diverso: un approccio prepara il corpo, l’altro lo accompagna più in profondità.
Lo Shiatsu crea le condizioni perché il corpo possa lasciarsi andare. Il lavoro fasciale interviene quando il corpo è già pronto ad ascoltare, e lo guida in un processo più fine e profondo.
Tra questi due momenti si crea spesso uno spazio particolare: una sensazione di maggiore leggerezza, di ordine, di equilibrio che non sempre è facile descrivere, ma che il corpo riconosce chiaramente.
Conclusione
Questo approccio non è un protocollo fisso. È il risultato di anni di osservazione, esperienza e ascolto. Ogni persona è diversa, e ogni trattamento si costruisce nel momento.
Ma a volte il corpo sembra riconoscere questa sequenza come qualcosa che lo aiuta a riorganizzarsi in modo più naturale. E quando questo accade, il lavoro diventa più semplice, più profondo e spesso anche più sorprendente.
Vuoi sapere se questo approccio può essere utile per te?

